WASHINGTON DC – Un Donald Trump protagonista assoluto nello Studio Ovale, tra elogi ricevuti dal vertice della Nato, stoccate agli alleati europei e aperture nei confronti della Turchia. L’incontro con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, si è trasformato in un lungo confronto con la stampa durante il quale il presidente degli Stati Uniti ha toccato i principali dossier internazionali, dalla sicurezza europea all’Ucraina, passando per il Medio Oriente e le future relazioni con Ankara.
Rutte: “Trump ha rafforzato la Nato come nessuno prima”
Ad aprire il bilaterale è stato il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, che ha riservato parole particolarmente calorose al presidente americano. Secondo Rutte, la pressione esercitata da Trump sugli alleati ha contribuito in maniera decisiva a spingere molti Paesi europei verso un incremento senza precedenti delle spese per la difesa.
“Si tratta di una questione che riguarda la sicurezza dell’intero mondo libero”, ha affermato il numero uno della Nato, sostenendo che l’attuale fase rappresenta uno dei momenti più significativi nella storia recente dell’Alleanza. Rutte ha evidenziato come, grazie alle nuove politiche di investimento militare adottate dai membri europei, siano stati mobilitati centinaia di miliardi di dollari destinati all’industria della difesa, con importanti ricadute economiche anche per gli Stati Uniti.
Il segretario generale ha inoltre sottolineato la necessità di accelerare la produzione industriale nel settore militare occidentale. Missili, sistemi di difesa aerea, carri armati, droni e tecnologie legate all’intelligenza artificiale saranno, secondo Rutte, elementi fondamentali per affrontare le sfide geopolitiche dei prossimi anni.
Trump: “La Nato è cambiata radicalmente”
Trump ha accolto con soddisfazione le parole del segretario generale, sostenendo che il suo approccio abbia modificato profondamente gli equilibri all’interno dell’Alleanza.
“Nessuno pensava che la Nato potesse cambiare così tanto in così poco tempo”, ha dichiarato il presidente, rivendicando il merito di aver costretto gli alleati a contribuire maggiormente alla sicurezza collettiva.
Pur riconoscendo i progressi compiuti, Trump ha espresso amarezza per l’atteggiamento mostrato da diversi partner europei durante le più recenti crisi internazionali.
“Non avevamo bisogno del loro aiuto, ma sarebbe stato apprezzato un sostegno più esplicito”, ha affermato.
L’affondo contro Spagna, Italia, Francia e Germania
Le critiche più severe sono state rivolte alla Spagna, indicata dal presidente americano come uno dei Paesi meno impegnati sul fronte delle spese militari.
“La Spagna è terribile. Non vuole contribuire e pensa di poter beneficiare gratuitamente della protezione dell’Alleanza”, ha dichiarato Trump davanti ai giornalisti.
Il presidente ha poi allargato il discorso anche ad altri partner europei, ammettendo di essere rimasto deluso dal comportamento di Italia, Regno Unito, Germania e Francia, accusati di non aver mostrato sufficiente sostegno agli Stati Uniti nei momenti più delicati.
Trump ha insistito sul fatto che Washington continui a sostenere gran parte del peso della sicurezza occidentale, mantenendo migliaia di militari sul continente europeo e investendo ingenti risorse economiche per la difesa comune.
Il caso del Mare del Nord e le critiche al Regno Unito
Tra i temi affrontati è emersa anche la questione energetica. Trump ha criticato la strategia britannica sulle estrazioni nel Mare del Nord, sostenendo che Londra stia rinunciando a enormi opportunità economiche.
Durante lo scambio con i giornalisti, il presidente ha raccontato di aver ricevuto numerosi rappresentanti delle compagnie petrolifere interessate a investire nelle acque britanniche.
“Tutte le grandi compagnie vengono da me dicendo che farebbero qualsiasi cosa pur di poter trivellare nel Mare del Nord”, ha spiegato Trump.
Secondo il presidente, il Regno Unito starebbe acquistando petrolio dalla Norvegia anziché valorizzare pienamente le proprie risorse energetiche. “La Norvegia ha costruito una ricchezza straordinaria grazie al petrolio del Mare del Nord, mentre il Regno Unito sta rinunciando a una parte importante del suo potenziale economico”, ha aggiunto.
Erdogan, la Turchia e il possibile dossier F-35
Ampio spazio è stato dedicato anche ai rapporti con la Turchia. Trump ha definito il presidente Recep Tayyip Erdoganun interlocutore autorevole e influente sulla scena internazionale.
Il presidente americano ha rivelato di aver chiesto personalmente ad Ankara di non intervenire nel recente confronto tra Israele e Iran, ricevendo una risposta positiva.
“Gli ho chiesto di restarne fuori e ha rispettato quella richiesta”, ha affermato Trump.
Il leader della Casa Bianca ha inoltre lasciato aperta la porta a possibili sviluppi sul delicato dossier degli F-35, i caccia di quinta generazione che la Turchia continua a considerare una priorità strategica.
Alla domanda sulla possibilità di presentarsi al prossimo vertice Nato con una concessione nei confronti di Erdogan, Trump ha risposto con un significativo: “Probabilmente faremo qualcosa”.
Vertice Nato, Ucraina e gli equilibri internazionali
Trump ha confermato la propria partecipazione al prossimo summit Nato dell’Aia, spiegando che una delle ragioni che lo hanno convinto è stata l’insistenza dello stesso Erdogan.
“Mi ha chiamato personalmente chiedendomi di esserci e per rispetto nei suoi confronti parteciperò”, ha raccontato.
Nel corso dell’incontro il presidente americano ha affrontato anche il conflitto in Ucraina, riconoscendo la capacità di resistenza dimostrata dal presidente Volodymyr Zelensky e dalle forze armate ucraine.
“Sta resistendo. Bisogna riconoscergli coraggio e determinazione”, ha detto Trump, sottolineando il ruolo svolto dagli aiuti militari e dalla capacità di combattimento delle truppe di Kiev.
Il presidente ha inoltre evidenziato come il mancato coinvolgimento diretto di Paesi come Turchia, Cina e Russianell’ultimo confronto tra Israele e Iran abbia contribuito a evitare un’ulteriore escalation regionale.
L’attacco ai democratici americani
Non sono mancate incursioni nella politica interna statunitense. Commentando le recenti primarie democratiche di New York, Trump ha preso di mira l’ala più progressista del partito.
Il presidente ha sostenuto che alcuni candidati sostenuti dai Democratic Socialists of America rappresentino una deriva ideologica estrema, arrivando a definirli “non socialisti ma comunisti”.
Secondo Trump, l’avanzata delle posizioni più radicali all’interno del Partito Democratico potrebbe trasformarsi in un vantaggio elettorale per i repubblicani nelle future competizioni nazionali.
“Non chiediamo soldi, chiediamo lealtà”
In chiusura, il presidente è tornato sul tema della Nato e del rapporto tra Washington e gli alleati europei, ribadendo che la questione non riguarda esclusivamente le risorse economiche.
“Gli Stati Uniti mantengono migliaia di soldati in Europa e investono enormi somme per garantire la sicurezza del continente. Non chiediamo molto in cambio: chiediamo lealtà”, ha concluso Trump, rilanciando il messaggio che da anni accompagna la sua visione dell’Alleanza Atlantica.

