WASHINGTON DC – La crisi tra Iran e Stati Uniti entra in una nuova fase, sospesa tra segnali di dialogo e profonde divergenze. Dopo i colloqui svolti in Svizzera con la mediazione di Pakistan e Qatar, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian è arrivato a Islamabad per incontrare le autorità pakistane e discutere degli sviluppi diplomatici.
La visita, accompagnato dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, rappresenta un riconoscimento del ruolo svolto dal Pakistan nel tentativo di riavvicinare le posizioni tra Teheran e Washington, in un momento particolarmente delicato per gli equilibri regionali.
Pezeshkian incontra i vertici pakistani
Durante la missione il presidente iraniano ha incontrato il presidente pakistano Asif Ali Zardari e il primo ministro Shehbaz Sharif.
Al centro dei colloqui il futuro dell’intesa raggiunta tra Iran e Stati Uniti, oltre alla gestione della situazione nello Stretto di Hormuz, uno dei principali punti di tensione internazionale.
Teheran ha sottolineato l’importanza della mediazione pakistana e qatarina, mentre Islamabad ha evidenziato il valore della visita come segnale dell’intensa attività diplomatica in corso.
Quattro gruppi di lavoro per attuare l’intesa
Parallelamente agli incontri politici, l’Iran ha annunciato la creazione di quattro gruppi tecnici di lavoro incaricati di seguire i principali dossier dell’accordo.
I tavoli riguarderanno:
- revoca delle sanzioni
- questione nucleare
- ricostruzione economica
- controllo e applicazione degli impegni presi
Le delegazioni hanno inoltre discusso di un possibile meccanismo per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz e di un’iniziativa per prevenire nuove escalation in Libano, con il coinvolgimento di Pakistan e Qatar.
Teheran smentisce gli Stati Uniti sulle ispezioni nucleari
Nonostante i segnali positivi arrivati dai negoziati, resta aperto il confronto sul programma nucleare iraniano.
Il ministero degli Esteri di Teheran ha respinto le dichiarazioni americane secondo cui l’Iran avrebbe accettato il ritorno degli ispettori internazionali nei siti nucleari colpiti durante il conflitto.
Il portavoce iraniano Esmail Baghaei ha dichiarato che non ci sarebbe stato alcun accordo per consentire nuove ispezioni e ha precisato che eventuali verifiche dovranno rispettare gli accordi già esistenti.
Secondo Teheran, qualsiasi ulteriore passo dovrà essere accompagnato dal rispetto degli impegni sulle sanzioni, sulle esportazioni petrolifere e sullo sblocco delle risorse finanziarie congelate.
Scontro sulle dichiarazioni americane sui fondi congelati
Un altro punto di frizione riguarda la questione economica.
Il vicepresidente americano JD Vance aveva parlato di un possibile sblocco di fondi iraniani congelati, collegandolo ai progressi nel negoziato e ipotizzando un utilizzo anche per acquistare prodotti agricoli statunitensi.
Una ricostruzione contestata da Teheran.
Il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Qalibaf e il governatore della Banca Centrale iraniana hanno chiarito che non esisterebbe alcun obbligo di acquistare beni agricoli dagli Stati Uniti e che le risorse disponibili saranno utilizzate secondo i termini degli accordi raggiunti.
Secondo la versione iraniana, una prima tranche dei fondi sarebbe destinata principalmente a beni essenziali, alimentari e medicinali, mentre altre risorse potranno essere impiegate per acquisti non soggetti a sanzioni.
Pezeshkian: “Conta l’attuazione degli accordi”
Il presidente iraniano ha invitato alla prudenza, sottolineando che il successo del percorso diplomatico dipenderà dalla capacità delle parti di rispettare concretamente gli impegni.
Secondo Pezeshkian, dichiarazioni esterne ai testi concordati rischiano di rallentare il negoziato e compromettere i progressi raggiunti.
Per Teheran, quindi, la fase decisiva sarà quella dell’applicazione pratica degli accordi.
Hormuz resta il principale punto strategico
Grande attenzione continua a essere riservata allo Stretto di Hormuz, passaggio fondamentale per il commercio energetico mondiale.
Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Qalibaf ha ribadito che lo stretto sarà gestito dall’Iran nel rispetto del diritto internazionale.
Secondo Teheran, il futuro della navigazione nella zona dovrà essere regolato attraverso nuovi meccanismi di sicurezza e non potrà semplicemente tornare alla situazione precedente alla crisi.
Anche l’Oman ha confermato il proprio impegno per garantire il transito delle navi senza imposizione di pedaggi, richiamando il rispetto delle norme internazionali.
Diplomazia ancora fragile tra Washington e Teheran
I colloqui in Svizzera hanno prodotto alcuni risultati concreti, tra cui la creazione dei gruppi di lavoro e nuovi canali di comunicazione tra le parti.
Tuttavia, le dichiarazioni contrastanti sul nucleare, sulle sanzioni e sui fondi congelati mostrano che il percorso verso un accordo definitivo resta complesso.
La partita diplomatica tra Iran e Stati Uniti prosegue quindi tra aperture, diffidenze e il tentativo di evitare una nuova escalation in Medio Oriente.

