Iran, Vance difende il piano di Trump: “Nessun beneficio a Teheran senza un cambio di rotta”

Iran, Vance difende il piano di Trump: “Nessun beneficio a Teheran senza un cambio di rotta”

WASHINGTON DC – L’amministrazione americana rivendica i primi risultati del nuovo percorso diplomatico con l’Iran. Il vicepresidente JD Vance ha dichiarato che il piano promosso da Donald Trump avrebbe già generato conseguenze positive sul piano economico e militare, con un ritorno alla stabilità nei mercati energetici e una riduzione delle tensioni nello scenario mediorientale.

Durante un briefing alla Casa Bianca, Vance ha sottolineato che 12,5 milioni di barili di petrolio sono transitati nelle ultime ore attraverso lo Stretto di Hormuz, definendo il dato il più alto registrato dall’inizio della crisi. Secondo il vicepresidente, il mercato avrebbe già reagito: il prezzo del greggio sarebbe tornato vicino ai livelli precedenti al conflitto, mentre negli Stati Uniti il costo medio della benzina sarebbe sceso sotto la soglia dei 4 dollari al gallone.

Sul fronte militare, Vance ha spiegato che Teheran starebbe rispettando le prime condizioni dell’intesa. “Per la seconda notte consecutiva non sono stati registrati attacchi contro le navi nello Stretto di Hormuz”, ha affermato, aggiungendo che l’Iran avrebbe consentito il passaggio di diverse imbarcazioni attraverso il corridoio strategico.

“Hormuz non deve più essere usato come arma geopolitica”

Uno degli obiettivi centrali del negoziato, secondo il vicepresidente americano, è impedire che lo Stretto di Hormuz possa nuovamente diventare uno strumento di pressione sull’economia mondiale.

“Non vogliamo che accada mai più”, ha detto Vance, spiegando che Washington intende lavorare con gli alleati della regione per inserire questo principio nell’accordo definitivo.

Il numero due della Casa Bianca ha ribadito che la strategia americana si basa su una posizione negoziale favorevole: l’Iran potrà ottenere eventuali vantaggi soltanto rispettando gli impegni presi.

Il confronto con l’accordo del 2015: “Oggi partiamo da una posizione diversa”

Uno dei passaggi più significativi della conferenza stampa ha riguardato il confronto con l’intesa sul nucleare iraniano firmata nel 2015 durante la presidenza Obama.

Secondo Vance, l’approccio attuale sarebbe radicalmente diverso perché gli Stati Uniti non starebbero negoziando per fermare un programma ancora operativo, ma per impedire che possa essere ricostruito.

“Nel 2015 l’Iran aveva sviluppato capacità nucleari avanzate e l’obiettivo era convincerlo a fermarsi attraverso incentivi economici. Oggi la situazione è diversa: il programma è stato distrutto e qualsiasi beneficio dipenderà da garanzie verificabili”, ha spiegato.

Vance ha accusato il precedente accordo di aver lasciato margini troppo ampi a Teheran, sostenendo che la nuova intesa non permetterebbe l’arricchimento dell’uranio né l’accumulo di materiale fissile altamente sensibile.

Israele e Libano, Washington chiede coordinamento

Durante il briefing, i giornalisti hanno chiesto chiarimenti anche sul rapporto con Israele e sulle operazioni militari in Libano.

Vance ha ribadito che gli Stati Uniti riconoscono il diritto di Israele alla sicurezza, ma ha sottolineato la necessità di evitare azioni che possano compromettere il processo diplomatico.

Il vicepresidente ha criticato in particolare gli episodi che hanno coinvolto aree civili di Beirut, spiegando che secondo Washington non è accettabile che persone estranee al conflitto paghino il prezzo dell’escalation.

La linea americana, ha aggiunto, punta a costruire un sistema regionale capace di limitare il sostegno iraniano a Hezbollah, ridurre i finanziamenti ai gruppi armati e garantire il rispetto della sovranità libanese.

Le condizioni di Washington: “Verificheremo i fatti, non le promesse”

Rispondendo alle domande sulle possibili violazioni dell’accordo, Vance ha evitato di indicare una singola “linea rossa”, spiegando che la Casa Bianca valuterà il comportamento complessivo dell’Iran.

Tra gli elementi sotto osservazione ci saranno il rapporto con i gruppi alleati nella regione, eventuali tentativi di ricostruire il programma nucleare e la collaborazione con gli ispettori internazionali.

“Non saranno le dichiarazioni a determinare il futuro dell’accordo, ma le azioni concrete”, ha affermato Vance.

Secondo il vicepresidente, il meccanismo previsto sarà reversibile: se Teheran rispetterà gli impegni, potranno arrivare benefici economici; se invece tornerà a violare gli accordi, le misure restrittive potranno essere ripristinate.

Negoziati in Svizzera, la firma di Trump anticipa il calendario

Vance ha infine annunciato che la fase successiva del percorso diplomatico dovrebbe entrare nel vivo nei prossimi giorni.

Il vicepresidente ha spiegato che intende partecipare ai negoziati con l’Iran in Svizzera, anche se il calendario preciso resta da definire. “Il nostro piano è andare lì, ma dipenderà anche dalla disponibilità dei rappresentanti iraniani”, ha dichiarato.

Inizialmente era prevista una cerimonia ufficiale con la firma di Vance, ma Trump ha deciso di sottoscrivere personalmente l’accordo già mercoledì, modificando il programma iniziale.

I colloqui operativi collegati all’intesa, secondo quanto riferito dalla Casa Bianca, dovrebbero iniziare nel fine settimana.

Per Vance, la posizione americana resta comunque invariata: se l’Iran cambierà atteggiamento, Washington sarà pronta a collaborare; se non lo farà, gli Stati Uniti manterranno tutte le leve di pressione disponibili.