Iran, Rubio al Congresso: “Qualsiasi accordo sarà migliore del JCPOA firmato da Obama”. Dossier aperti su Medio Oriente, NATO e Venezuela

Iran, Rubio al Congresso: “Qualsiasi accordo sarà migliore del JCPOA firmato da Obama”. Dossier aperti su Medio Oriente, NATO e Venezuela

WASHINGTON DC – Il Segretario di Stato americano Marco Rubio è intervenuto per la seconda giornata consecutiva davanti al Congresso a Capitol Hill, illustrando le priorità della politica estera dell’amministrazione Trump. Al centro del suo intervento i principali dossier internazionali: Iran, Medio Oriente, NATO e Venezuela, con particolare attenzione al negoziato sul programma nucleare iraniano.

Iran e JCPOA: “Accordo firmato da Obama, oggi serve un modello più rigoroso”

Il confronto con il Congresso si è concentrato soprattutto sul Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), l’intesa sul nucleare iraniano siglata nel 2015 dall’allora presidente Barack Obama insieme a Germania, Francia, Regno Unito, Russia e Cina, che prevedeva la riduzione delle attività nucleari di Teheran in cambio dell’alleggerimento delle sanzioni internazionali.

Rubio ha segnato una netta discontinuità rispetto a quell’impianto. “In definitiva, qualsiasi accordo che facciamo sarà un buon affare, o non ci sarà un accordo, e sarà migliore del JCPOA”, ha dichiarato rispondendo alle domande dei legislatori sullo stato dei negoziati con l’Iran. Il Segretario di Stato ha insistito sulla necessità di un’intesa più stringente, con controlli rafforzati e garanzie più solide. “Non si tratta di ripetere il passato, ma di impedire all’Iran di avvicinarsi a una capacità nucleare militare”, ha aggiunto, sottolineando che Washington non accetterà compromessi che indeboliscano gli obiettivi di sicurezza.

Medio Oriente, dialogo Israele-Libano: “Serve una dichiarazione sulle ostilità”

Nel corso dell’audizione Rubio ha affrontato anche il dossier mediorientale, soffermandosi sui colloqui in corso tra Israele e Libano, attualmente impegnati in un secondo giorno di negoziati presso il Dipartimento di Stato americano.

Il Segretario di Stato ha espresso l’auspicio che il dialogo possa produrre un risultato concreto sul piano politico e diplomatico. “Speriamo che questo round di colloqui possa tradursi in una dichiarazione condivisa sulla fine delle ostilità”, ha affermato, evidenziando il ruolo degli Stati Uniti come mediatori nella riduzione delle tensioni regionali.

NATO, linea Trump: “Siamo nell’Alleanza ma servono cambiamenti profondi”

Ampio spazio anche al tema della NATO, con Rubio che ha ribadito la permanenza degli Stati Uniti nell’Alleanza atlantica, pur chiedendo una revisione strutturale dei suoi meccanismi interni e delle responsabilità degli alleati.

Siamo ancora nella NATO, ma la NATO ha bisogno di cambiamenti significativi”, ha dichiarato il Segretario di Stato, confermando che il presidente Trump parteciperà al prossimo vertice dei leader dell’Alleanza in programma in Turchia il 7 e 8 luglio. Secondo Rubio, uno dei punti centrali del summit sarà il rafforzamento dell’impegno finanziario dei Paesi membri sul fronte della difesa, tema già al centro delle tensioni tra Washington e diversi partner europei.

Venezuela, transizione politica ancora fragile ma in miglioramento

Nel suo intervento Rubio ha infine aggiornato il Congresso sulla situazione in Venezuela, descrivendo un quadro ancora in evoluzione ma con segnali di miglioramento rispetto ai mesi precedenti.

Non è dove deve essere, ma è molto lontano da dove era cinque mesi fa”, ha affermato il Segretario di Stato, sottolineando come il processo di transizione democratica resti complesso e non ancora consolidato.

Secondo la posizione dell’amministrazione, il Venezuela avrebbe avviato alcune riforme istituzionali, anche se il percorso verso elezioni pienamente libere e trasparenti richiederà ancora tempo e stabilità.

La linea della Casa Bianca: pressione esterna e revisione degli equilibri globali

Nel complesso, l’audizione di Marco Rubio ha confermato la strategia dell’amministrazione Trump: pressione massima sull’Iran, revisione dei rapporti all’interno della NATO, gestione attiva delle crisi in Medio Oriente e sostegno graduale alla transizione democratica in Venezuela.

Una linea che punta a ridisegnare gli equilibri della politica estera americana, in un contesto internazionale definito dallo stesso Dipartimento di Stato come “altamente instabile e in rapida evoluzione”.