WASHINGTON DC – Nel corso della dodicesima riunione di Gabinetto alla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è tornato ad affrontare il tema Iran con toni estremamente duri, rilanciando la strategia della “massima pressione” contro la Repubblica islamica e lasciando aperta anche l’ipotesi di ulteriori iniziative militari nel caso in cui il negoziato diplomatico dovesse fallire.
Nel suo intervento iniziale davanti ai membri dell’amministrazione e alla stampa, Trump ha descritto l’Iran come un Paese fortemente indebolito dalle sanzioni economiche e dall’isolamento internazionale, sostenendo che Teheran starebbe affrontando i colloqui con Washington da una posizione di evidente debolezza politica, economica e militare.
Secondo il presidente americano, le capacità operative iraniane avrebbero subito un netto ridimensionamento, in particolare nei settori navale, aeronautico e della difesa strategica. Trump ha lasciato intendere che la pressione esercitata dagli Stati Uniti starebbe producendo effetti concreti sulla stabilità del regime iraniano.
Trump: “Le elezioni di midterm non cambiano la nostra linea”
Nel corso della riunione, rispondendo a una domanda di un giornalista sulle possibili conseguenze politiche interne di un eventuale scontro con l’Iran, Trump ha escluso categoricamente che le prossime elezioni di metà mandato possano influenzare le scelte della Casa Bianca. Il presidente ha ribadito che la politica estera americana non viene costruita sulla base di convenienze elettorali, ma esclusivamente sulla tutela degli interessi strategici e della sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
“Non mi interessano le elezioni midterm”, ha dichiarato Trump, sostenendo che eventuali calcoli iraniani legati al calendario politico americano sarebbero sbagliati. Le sue parole rappresentano un messaggio diretto a Teheran ma anche all’opinione pubblica americana, nel tentativo di rafforzare l’immagine di un’amministrazione determinata a mantenere una linea dura indipendentemente dal contesto politico interno.
Rubio conferma: “La diplomazia resta la priorità”
Sul fronte diplomatico, il segretario di Stato Marco Rubio ha confermato che Washington continua a considerare il dialogo come la strada principale per affrontare la crisi con l’Iran. Rubio ha parlato di “progressi limitati” nei colloqui indiretti con Teheran, spiegando però che le prossime ore saranno decisive per capire se il processo negoziale potrà proseguire o se si entrerà in una fase di forte stallo.
Pur mantenendo aperto il canale diplomatico, l’amministrazione americana continua comunque a ribadire che tutte le opzioni restano sul tavolo nel caso in cui l’Iran dovesse accelerare sul programma nucleare.
Le domande dei giornalisti su petrolio e Stretto di Hormuz
Una parte significativa della riunione è stata dedicata alle domande dei giornalisti sull’impatto economico delle tensioni nel Golfo Persico e sulle possibili conseguenze per il mercato energetico globale. Rispondendo a una domanda sull’eventuale vulnerabilità degli Stati Uniti a una crisi nello Stretto di Hormuz, Trump ha sostenuto che Washington si trova oggi in una posizione molto più forte rispetto al passato grazie alla crescita della produzione energetica interna.
Il presidente ha ricordato che gli Stati Uniti sono tra i principali produttori mondiali di petrolio e gas naturale e che il Paese dispone di risorse sufficienti per affrontare eventuali shock sui mercati internazionali. Trump ha inoltre citato il ruolo di altri grandi produttori energetici e l’intenso traffico di petroliere verso i principali porti americani, facendo riferimento in particolare a Texas, Louisiana e Alaska.
“La priorità non è il petrolio, ma impedire all’Iran di avere l’arma nucleare”
Nel corso dello stesso scambio con la stampa, un giornalista ha chiesto a Trump se l’urgenza di raggiungere un accordo con Teheran fosse legata principalmente al rischio di aumento dei prezzi energetici. Il presidente ha respinto questa interpretazione, chiarendo che la questione centrale per Washington resta la sicurezza internazionale.
Trump ha ribadito che gli Stati Uniti considerano inaccettabile la possibilità che l’Iran possa dotarsi di un’arma nucleare e ha sostenuto che l’America possiede risorse energetiche sufficienti per assorbire eventuali tensioni sui mercati petroliferi. Secondo il presidente americano, eventuali rincari dei carburanti sarebbero temporanei e destinati a ridursi nel medio periodo.
Trump respinge l’ipotesi di un controllo condiviso di Hormuz
Uno dei momenti più delicati della conferenza si è verificato quando una giornalista ha chiesto al presidente se gli Stati Uniti prenderebbero in considerazione una soluzione temporanea che consentisse a Iran e Oman di gestire o controllare parzialmente lo Stretto di Hormuz per favorirne la riapertura.
Trump ha escluso in maniera netta qualsiasi ipotesi di controllo condiviso dell’area. Il presidente ha ribadito che lo Stretto di Hormuz rappresenta una rotta marittima internazionale che deve restare aperta e accessibile a tutti, sottolineando che nessun Paese potrà trattarlo come una propria zona di influenza esclusiva. “Le acque devono essere aperte a tutti. Sono acque internazionali”, ha dichiarato Trump, aggiungendo che qualsiasi tentativo di interferenza verrebbe fermato dagli Stati Uniti. Le sue parole confermano la volontà americana di mantenere una presenza strategica forte nel Golfo Persico e di impedire qualsiasi limitazione alla libertà di navigazione in una delle aree più sensibili per il commercio energetico mondiale.
Hegseth: “Teheran va messa sotto pressione totale”
Nel corso della riunione è intervenuto anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth, che ha adottato toni estremamente duri nei confronti della Repubblica islamica. Secondo Hegseth, la strategia americana punta a colpire simultaneamente economia, infrastrutture energetiche e capacità militari iraniane, con l’obiettivo di aumentare la pressione sul regime.
Il capo del Pentagono ha sostenuto che le capacità convenzionali dell’Iran sarebbero state fortemente ridimensionate e che Teheran avrebbe difficoltà a ricostruire rapidamente il proprio apparato militare. Hegseth ha inoltre citato le restrizioni sulle esportazioni petrolifere iraniane e le operazioni di controllo sulle rotte energetiche come strumenti fondamentali per indebolire le principali fonti di finanziamento del Paese.
Nuovi investimenti nella difesa americana
Nel suo intervento finale, Pete Hegseth ha anche illustrato i principali programmi di rafforzamento dell’industria militare americana promossi dall’amministrazione Trump. Tra i progetti citati figurano il sistema di difesa “Golden Dome for America”, il nuovo caccia F-47, il bombardiere stealth B-21 e gli investimenti destinati allo sviluppo di droni e nuove tecnologie strategiche. Secondo il Pentagono, il rafforzamento della produzione bellica americana rappresenta non solo una priorità militare ma anche una leva economica capace di generare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro nel settore manifatturiero statunitense.

