WASHINGTON DC – Nel corso di un lungo intervento con la stampa nello Studio Ovale, il presidente americano Donald Trump ha rilanciato una delle posizioni più dure degli ultimi mesi nei confronti di Cuba, lasciando aperta la possibilità di un ruolo diretto degli Stati Uniti.
“Altri presidenti hanno guardato a questo per 50 o 60 anni”, ha dichiarato, aggiungendo: “E sembra che sarò io a farlo. Quindi sarei felice di farlo”. Una frase che ha immediatamente riacceso il dibattito sul futuro dei rapporti tra Washington e L’Avana. Nel descrivere la situazione interna dell’isola, Trump ha usato toni estremamente netti: “Cuba è un Paese fallito”, ha affermato, precisando che “non hanno elettricità, non hanno soldi, non hanno praticamente niente, non hanno cibo”.
Secondo il presidente, la crisi cubana non è solo economica ma strutturale, e proprio per questo Washington potrebbe assumere un ruolo più attivo: “E noi li aiuteremo, perché voglio aiutarli, per motivi umanitari”. Ha poi aggiunto un passaggio politico significativo sul ruolo della diaspora: “Abbiamo una popolazione cubano-americana straordinaria… molti vogliono tornare nel loro Paese per aiutarlo, investire e cercare di risollevarlo”. E ancora: “Vogliamo aprire Cuba ai cubano-americani”.
Nessuna escalation immediata ma pressione crescente
Il clima resta però ambiguo. Nei giorni precedenti lo stesso Donald Trump aveva escluso una escalation immediata: “Non ci sarà escalation”, aveva assicurato, pur definendo la situazione dell’isola come già compromessa: “Cuba sta già crollando”.
Sul fronte diplomatico, il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito la posizione ufficiale dell’amministrazione: “La preferenza del presidente è sempre un accordo negoziato e pacifico”. Tuttavia ha precisato che, allo stato attuale, “la probabilità che ciò accada non è alta”.
Iran: “Non avranno un’arma nucleare”
Ampio spazio anche al dossier iraniano, con Donald Trump che ha mantenuto una linea rigidissima su Iran. “Stiamo negoziando, ma in un modo o nell’altro non avranno un’arma nucleare”, ha affermato il presidente, ribadendo una posizione di totale chiusura: “Non possiamo permetterlo”.
Trump ha poi alzato ulteriormente il livello dello scontro, collegando la questione a possibili conseguenze globali: “Ci sarebbe una guerra nucleare in Medio Oriente e quella guerra arriverebbe in Europa e qui da noi”.
Sul programma atomico iraniano è stato ancora più diretto: “Non permetteremo che abbiano uranio altamente arricchito”. E ha aggiunto: “Lo prenderemo e probabilmente lo distruggeremo dopo averlo ottenuto”.
Stretto di Hormuz e controllo strategico
Il presidente ha anche rivendicato una posizione di forza nelle rotte marittime globali, con particolare riferimento allo Stretto di Hormuz. “È una via navigabile internazionale, non vogliamo pedaggi”, ha dichiarato.
Poi la frase più netta sul piano militare: “Abbiamo il controllo totale dello Stretto, la Marina ha fatto un lavoro straordinario”. E ancora: “Nessuna nave entrerà o uscirà dall’Iran senza la nostra autorizzazione”.
Dazi e economia: “Hanno reso ricco il nostro Paese”
Sul fronte economico interno, Donald Trump ha difeso con forza la politica commerciale basata sui dazi, sostenendo che abbia rafforzato la posizione degli Stati Uniti.
“I dazi hanno reso ricco il nostro Paese”, ha dichiarato, aggiungendo che eventuali contestazioni giudiziarie non cambierebbero la sostanza della strategia economica. Ha inoltre fatto riferimento a possibili impatti finanziari legati a decisioni precedenti, parlando di cifre molto elevate e di un sistema che, a suo avviso, resta comunque solido.
Cina e intelligenza artificiale: la nuova sfida globale
Infine, il capitolo tecnologico e geopolitico. Donald Trump ha raccontato anche un confronto diretto con il leader cinese Xi Jinping sulla corsa all’intelligenza artificiale.
“Ne ho parlato con lui”, ha spiegato, riferendo che il presidente cinese riconosce la centralità della sfida globale: “Siamo i due Paesi in lotta per questo, mentre gli altri sono molto indietro”.
Secondo Trump, l’intelligenza artificiale rappresenta uno dei principali campi di competizione strategica del futuro, destinato a ridefinire gli equilibri tra le grandi potenze mondiali nei prossimi anni.

