WASHINGTON DC – Negli Stati Uniti il prezzo della benzina è tornato a essere uno dei temi più discussi del momento. Da oltre due mesi il costo medio del carburante resta stabilmente sopra i 4 dollari al gallone, una soglia che per molti americani rappresenta un vero incubo economico. In diversi Stati il prezzo sfiora addirittura i 5 dollari, con conseguenze pesanti sulle famiglie, sui pendolari e su chi utilizza l’auto ogni giorno per andare a lavorare.
Dietro all’impennata dei prezzi c’è soprattutto il clima di forte tensione tra Washington e Teheran. L’inasprimento dello scontro con l’Iran e i timori legati alla sicurezza dello Stretto di Hormuz — snodo fondamentale per il commercio mondiale di petrolio — hanno provocato nuove tensioni sui mercati energetici internazionali. E il risultato finale si vede direttamente alle pompe di benzina americane.
“Fare il pieno sta diventando impossibile”
Tra gli automobilisti cresce la frustrazione. Molti raccontano di aver cambiato abitudini, limitando gli spostamenti e cercando di usare meno la macchina per contenere le spese. Uno degli uomini intervistati davanti a un distributore descrive così la situazione: “Il prezzo della benzina è alto come l’inferno, non ha senso che debbano essere 4 dollari al gallone, una volta era un dollaro e qualche spicciolo ed è salito a due dollari, come ora è dannatamente vicino a salire a sei dollari, quindi penso di si, in un certo senso è davvero dura per le persone che davvero non possono permettersi una benzina del genere e non solo, non possono nemmeno permettersi il gas e devono andare in giro e fanno davvero poca benzina alle loro auto, questo è davvero pazzesco, quindi si, è davvero fastidioso.”
Il malcontento non riguarda soltanto il prezzo del carburante, ma anche la sensazione che i cittadini americani stiano pagando le conseguenze di strategie internazionali che non condividono. Un altra intervistata attacca duramente la politica estera degli Stati Uniti: “Penso che sia una stronzata, non so perché rapiamo il presidente del Venezuela per petrolio e gas e il gas è ancora alto e non so perché diavolo siamo in Iran, ma dobbiamo uscire dall’Iran, perché abbiamo problemi proprio qui in America”.
Le famiglie cambiano abitudini per risparmiare
L’aumento dei prezzi sta modificando la vita quotidiana di milioni di persone. C’è chi riduce gli spostamenti, chi evita viaggi non necessari e chi cerca di condividere l’auto per spendere meno.
Un uomo racconta: “È davvero costoso in questo momento e stiamo cercando di risparmiare un po’ di soldi per fare meno benzina, stiamo cercando di non usarla troppo, ma dobbiamo andare a lavorare e non possiamo utilizzare la stessa auto”.
Per molti automobilisti la situazione viene definita semplicemente “assurda”. “Il prezzo è sicuramente troppo alto ora ed è ridicolo”. Un altro cittadino riassume il sentimento comune con poche parole: “Il prezzo del gas negli Stati Uniti è troppo alto”.
“Non avevo mai visto prezzi così alti”
Tra chi guida da decenni emerge anche il confronto con il passato. Molti ricordano quando fare il pieno costava una piccola parte di quanto serve oggi. Un automobilista spiega: “Il prezzo è sicuramente troppo alto, voglio dire, guido da trent’anni e questa è la benzina più alta che abbia mai visto. Quando ho iniziato a guidare nel 1998 erano 86 centesimi al gallone e le volte che cambiano i soldi cambiano intere distanze, ma voglio dire, probabilmente è solo la metà di quello che è in questo momento e di come dovrebbe essere”.
In alcune aree degli Stati Uniti il prezzo del carburante è ormai vicino ai 5 dollari al gallone. Un rincaro che pesa soprattutto su chi utilizza l’auto ogni giorno. “È molto costoso in questi giorni, era a 4,90, quasi 5 dollari, in alcuni posti è 4.45 ed è costoso, una volta erano 30 dollari per riempire il mio serbatoio e ora sono tipo 75/80 dollari”.
La percezione diffusa è che il denaro speso per il carburante non basti più a coprire nemmeno le necessità minime. “Ho messo 20 dollari nel mio serbatoio ieri e ho riempito un quarto della mia auto, non è giusto”.
Il nodo Iran e il timore per il petrolio mondiale
Gli esperti del settore energetico guardano soprattutto allo Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo attraverso cui passa una parte enorme del petrolio mondiale. Ogni escalation tra Stati Uniti e Iran aumenta il rischio di interruzioni nelle forniture internazionali e questo alimenta immediatamente la corsa dei prezzi del greggio.
Anche tra i cittadini americani il tema è ormai diventato centrale. Uno degli intervistati punta il dito contro la gestione delle riserve petrolifere strategiche: “Penso che dovrebbero aprire lo Stretto di Hormuz e questo aiuterà molto e fa schifo che abbiano drenato le nostre riserve strategiche di petrolio un paio di anni fa perché questa è esattamente la situazione in cui ne avevamo bisogno”.
Cresce la sensazione di una guerra pagata dai cittadini
Il punto che emerge con più forza dalle testimonianze raccolte è la distanza sempre più evidente tra la politica internazionale americana e la vita reale delle persone comuni. Per molti cittadini, la crisi energetica non è soltanto una questione economica. È la dimostrazione concreta di come tensioni geopolitiche, petrolio e conflitti internazionali possano trasformarsi in un costo diretto per milioni di famiglie. Mentre la Casa Bianca valuta possibili interventi per contenere i rincari, gli americani continuano a fare i conti con prezzi record, pieni sempre più costosi e stipendi che faticano a tenere il passo dell’inflazione. E nelle stazioni di servizio cresce una domanda sempre più diffusa: perché a pagare il prezzo di questa crisi devono essere ancora una volta i cittadini comuni?

