Hegseth difende l’intervento in Iran davanti al Congresso mentre i costi della guerra raggiungono i 25 miliardi di dollari

Hegseth difende l’intervento in Iran davanti al Congresso mentre i costi della guerra raggiungono i 25 miliardi di dollari

Articolo scritto per Italynews in data 29 Aprile 2026

WASHINGTON DC – Per la prima volta dall’avvio dell’operazione militare statunitense contro l’Iran, il Segretario alla Guerra Pete Hegseth si è presentato davanti alla Commissione per i Servizi Armati della Camera dei RappresentantiCapitol Hill, affrontando un’audizione segnata da forte tensione politica e da domande dirette sulla gestione del conflitto.

L’incontro, nato ufficialmente per discutere il bilancio del Pentagono, si è rapidamente trasformato in un confronto serrato sulla guerra, sui suoi obiettivi e sul crescente costo economico e strategico dell’intervento americano.

Hegseth: “l’Iran resta una minaccia e non ha abbandonato le sue ambizioni”

Nel corso delle domande, Hegseth ha difeso la linea dell’amministrazione Trump, ribadendo più volte la posizione strategica degli Stati Uniti. “L’Iran non ha rinunciato alle sue ambizioni nucleari”, ha dichiarato il Segretario, sottolineando inoltre che il Paese disporrebbe ancora di “migliaia di missili pronti all’uso”.

Rispondendo alle critiche dei legislatori, Hegseth ha respinto le accuse di mancanza di strategia, affermando che “l’esercito americano sta operando in un ambiente di minacce complesse su più teatri” e che la priorità resta mantenere “la forza militare più potente e capace del mondo”.

Il costo della guerra: 25 miliardi di dollari già spesi

Uno dei punti più controversi dell’udienza è stato il dato economico fornito dal Dipartimento della Difesa. Il responsabile finanziario del Pentagono, Jules Hurst III, ha indicato che il conflitto con l’Iran ha già generato una spesa stimata di circa 25 miliardi di dollari.

Secondo quanto riferito, la maggior parte dei fondi è stata destinata alle munizioni utilizzate sul campo, mentre il resto copre operazioni militari e sostituzione di equipaggiamenti danneggiati. Hurst ha inoltre annunciato che “verrà presentata una richiesta di finanziamento supplementare alla Casa Bianca, da sottoporre al Congresso una volta completata la valutazione complessiva dei costi del conflitto”.

Scontro diretto con i democratici: Adam Smith contesta la strategia

Il confronto più acceso si è verificato con il deputato democratico Adam Smith, che ha messo in discussione la coerenza della strategia militare americana. Smith ha ricordato come l’intervento fosse stato giustificato inizialmente con la minaccia di un’arma nucleare imminente, chiedendo spiegazioni sulla coerenza della narrazione ufficiale dopo le operazioni militari. Hegseth ha risposto con fermezza, affermando che “l’azione militare era necessaria per prevenire una minaccia reale”, ma Smith ha replicato criticamente osservando che “siamo stati riportati esattamente al punto di partenza”. Il Segretario ha ribattuto sottolineando che la guerra non può essere valutata con una visione limitata, ma inserita in un contesto più ampio di sicurezza globale.

“Il più grande avversario sono le parole dei democratici”

In uno dei passaggi più duri dell’audizione, Hegseth ha attaccato direttamente parte dell’opposizione politica, dichiarando: “La sfida più grande, il più grande avversario che affrontiamo in questo momento sono le parole sconsiderate, disfattiste e irresponsabili dei democratici del Congresso”, aggiungendo che anche alcuni repubblicani alimenterebbero confusione strategica. Queste dichiarazioni hanno acceso ulteriormente il dibattito, trasformando l’audizione in un confronto politico oltre che militare.

Dubbi sulle operazioni militari e sulle difese contro i droni

Diversi legislatori hanno sollevato interrogativi sulla capacità delle forze armate statunitensi di fronteggiare attacchi con droni iraniani, alcuni dei quali sarebbero riusciti a penetrare le difese americane causando vittime e feriti tra il personale militare. Sono emerse inoltre preoccupazioni riguardo a un presunto attacco che avrebbe colpito una scuola, provocando la morte di civili, tema che ha ulteriormente intensificato le critiche all’operazione militare.

Il ruolo della Casa Bianca e le scelte strategiche globali

Il generale Dan Caine, Capo di Stato Maggiore Congiunto, ha spiegato che il presidente Donald Trump sarebbe costretto a compiere “compromessi strategici” nella distribuzione delle forze armate. Secondo Caine, l’impiego di risorse in Medio Oriente avviene in un contesto globale complesso, che include anche la crescente competizione con la Cina. Tuttavia, la decisione di schierare tre portaerei nella regione è stata interpretata come un segnale della centralità del fronte iraniano.

Lo scontro politico a Washington: guerra, bilancio e opinione pubblica

Il dibattito si è esteso anche alla gestione del bilancio militare. Hegseth ha difeso la richiesta di finanziamenti definendola necessaria per sostenere l’efficacia delle forze armate, mentre i democratici hanno denunciato l’assenza di una strategia chiara di uscita dal conflitto. Il deputato Smith ha sintetizzato le critiche affermando che “questa guerra comporta costi enormi senza risultati strategici proporzionati”, mentre altri legislatori hanno parlato apertamente di un conflitto sempre più difficile da giustificare politicamente.

Hegseth e il sostegno dell’opinione pubblica

Il Segretario alla Guerra ha infine sostenuto che l’opinione pubblica americana resterebbe in larga parte favorevole all’obiettivo di impedire all’Iran di sviluppare capacità nucleari. “Il popolo americano sostiene la missione di sicurezza nazionale, nonostante le narrazioni distorte”, ha dichiarato Hegseth, respingendo i dati di alcuni sondaggi che mostrerebbero invece una crescente disapprovazione verso la gestione del conflitto.

Una crisi ancora aperta tra strategia militare e tensioni politiche

L’audizione a Capitol Hill ha evidenziato un quadro profondamente diviso: da un lato l’amministrazione che difende la necessità dell’intervento in Iran, dall’altro un Congresso sempre più critico sui costi, sugli obiettivi e sulla durata della guerra. Con il conflitto ancora in corso e senza una chiara prospettiva di conclusione, il confronto politico a Washington appare destinato a intensificarsi ulteriormente nelle prossime settimane.