Articolo scritto per Italynews in data 1 Marzo 2026
WASHINGTON DC – Il Congresso degli Stati Uniti si trova in forte tensione dopo l’attacco militare contro l’Iran annunciato da Donald Trump da Mar-a-Lago. Non solo i democratici, ma anche alcuni repubblicani hanno criticato l’iniziativa, ritenuta un atto bellico unilaterale senza l’autorizzazione del Parlamento. Tra questi, il senatore Rand Paul e il deputato Thomas Massie, storici oppositori del tycoon su questioni di trasparenza e diritti civili.
«Sono contrario a questa guerra. Questo non è America First», ha scritto Paul, annunciando la preparazione di una risoluzione bipartisan per un voto sul Congresso, come previsto dalla Costituzione. Anche il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha definito l’attacco «un’escalation catastrofica di guerra illegale e di aggressione».
Reazioni del Congresso americano
Molti democratici della Camera hanno chiesto allo Speaker Mike Johnson di convocare l’aula con urgenza, ma è probabile che la votazione avvenga mercoledì secondo il calendario ufficiale. I senatori democratici Tim Kaine e Ruben Gallego hanno ribadito che la partecipazione degli Stati Uniti deve avvenire solo con autorizzazione del Congresso e senza un impiego diretto di truppe.
Tra i repubblicani, invece, Lindsey Graham ha definito l’attacco “giustificato e dovuto”, esprimendo sostegno al presidente Trump e sottolineando la necessità di eliminare il più grande sponsor del terrorismo nella regione. Anche il senatore repubblicano John Fetterman, unico democratico ad appoggiare il raid, ha elogiato l’azione definendola necessaria per stabilire una pace duratura.
Operazioni militari e vittime iraniane
L’attacco congiunto Usa-Israele ha colpito numerosi vertici iraniani. Tra le vittime confermate figurano:
- Abdul Rahim Mousavi, capo di Stato maggiore delle Forze armate iraniane
- Aziz Nasirzadeh, ministro della Difesa
- Mohammad Pakpour, comandante in capo del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran)
- Ali Khamenei, Guida Suprema della Repubblica Islamica dell’Iran, ucciso nei raid congiunti Usa‑Israele su Teheran.
L’agenzia ILNA ha anche riportato l’uccisione dell’ex presidente Mahmud Ahmadinejad durante un raid aereo nella zona residenziale di Narmak, Teheran, insieme a diversi collaboratori. La Cia avrebbe localizzato la Guida Suprema Ali Khamenei prima dell’attacco, monitorandolo per mesi.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha rivendicato l’attacco con quattro missili balistici contro la portaerei USS Abraham Lincoln nel Golfo Persico, mentre una petroliera battente bandiera delle Isole Palau nello Stretto di Hormuz ha subito danni irreparabili ed è in fase di affondamento.
Dichiarazioni internazionali
Il presidente russo Vladimir Putin ha condannato l’uccisione di Khamenei come una violazione di tutte le norme morali e legali, esprimendo solidarietà al popolo e al governo iraniano. Al contrario, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha pubblicato un video su X in cui invita il popolo iraniano a sollevarsi contro il regime, promettendo nuove azioni militari mirate e sostenendo la necessità di liberarsi dalla tirannia.
Il Papa ha lanciato un monito alla pace e al dialogo, ricordando che la stabilità si costruisce senza ricorrere alle armi, mentre Trump ha ribadito in un post su X che gli Stati Uniti colpiranno con una forza mai vista prima se l’Iran dovesse attaccare.
Possibile escalation e implicazioni geopolitiche
La combinazione di raid mirati, rappresaglie iraniane e interventi diplomatici globali segnala un rischio concreto di escalation militare internazionale. Il Congresso americano dovrà pronunciarsi in merito all’uso della forza e sulle competenze costituzionali del presidente in situazioni di guerra, mentre la comunità internazionale osserva con preoccupazione i movimenti delle forze Usa e israeliane nella regione.
Il raid ha inoltre colpito simbolicamente l’alta dirigenza iraniana, mettendo in discussione l’equilibrio di potere interno e l’assetto strategico del Medio Oriente, con impatti diretti su alleati regionali come Israele e Giordania.

