Trump a Davos rilancia l’America First globale: stoccate all’Europa, pressing sulla Groenlandia e linea dura su Medio Oriente e Iran

Trump a Davos rilancia l’America First globale: stoccate all’Europa, pressing sulla Groenlandia e linea dura su Medio Oriente e Iran

WASHINGTON DC – Dal palco del World Economic Forum di Davos, Donald Trump ha tenuto un intervento di ampio respiro che ha confermato la traiettoria geopolitica e strategica della sua presidenza: centralità americana, alleanze condizionate, sicurezza prima di tutto. Un discorso che, secondo osservatori politici e diplomatici statunitensi, rappresenta una sintesi coerente della dottrina Trump nella sua seconda fase di governo.

Europa sotto accusa: “Non sta andando nella giusta direzione”

Trump ha dedicato una parte significativa del suo intervento all’Europa, esprimendo un giudizio fortemente critico sull’evoluzione politica, sociale e strategica del continente. “Alcuni posti in Europa sono diventati irriconoscibili”, ha affermato, chiarendo di parlare “in senso negativo”.

La Francia è stata indicata come esempio emblematico di un’Europa che, secondo Trump, avrebbe smarrito identità, forza economica e capacità decisionale. “Amo l’Europa, voglio vederla andare bene, ma non sta andando nella giusta direzione”, ha ribadito. Dietro queste parole, spiegano ambienti politici americani, c’è una critica strutturale: l’Europa viene percepita come troppo dipendente dagli Stati Uniti sul piano militare, ma al tempo stesso riluttante ad allinearsi pienamente alle priorità strategiche di Washington.

Vogliamo alleati forti, non seriamente indeboliti. Vogliamo un’Europa forte”, ha detto Trump, lasciando intendere che la solidità dell’alleanza transatlantica passerà sempre più dalla capacità europea di difendersi e contribuire.

Groenlandia, la linea dura di Trump

Ampio spazio è stato dedicato alla Groenlandia, tema che Trump ha riportato con forza al centro del dibattito internazionale. Il presidente ha ribadito che la sicurezza dell’isola artica non può essere garantita né dall’Europa né dalla Danimarca, ma solo dagli Stati Uniti. “Ogni alleato della Nato ha l’obbligo di difendere il proprio territorio. Nessuna nazione o gruppo di nazioni è nella posizione di garantire la sicurezza della Groenlandia a parte gli Stati Uniti”.

Trump ha richiamato la Seconda guerra mondiale, quando Washington intervenne per impedire che la Groenlandia diventasse una base strategica per la Germania nazista, sottolineando come gli Stati Uniti abbiano poi restituito il territorio alla Danimarca al termine del conflitto. “Che stupidi siamo stati a farlo”, ha commentato senza mezzi termini.

Secondo analisti americani, la Groenlandia rappresenta oggi un nodo strategico cruciale per il controllo dell’Artico, delle rotte commerciali emergenti e delle risorse naturali, oltre che un punto chiave nella competizione con Russia e Cina. Da qui l’annuncio di Trump di voler avviare negoziati immediati per una nuova acquisizione: “Solo gli Stati Uniti possono proteggere questo grande pezzo di ghiaccio, svilupparlo e migliorarlo. Sarà un bene per l’Europa e per noi”.

Il presidente ha anche lanciato un messaggio diretto agli alleati europei: “Se diranno sì, lo apprezzeremo. Se diranno no, ce lo ricorderemo”, precisando però di non voler ricorrere alla forza militare.

Accordo su Groenlandia e Artico, stop ai dazi in vista

Attraverso un messaggio pubblicato su Truth, il presidente americano ha reso noto che da un confronto definito “costruttivo” con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, sarebbe emersa l’architettura di un possibile accordo strategico sulla Groenlandia e, più in generale, sull’intera area artica. Secondo Trump, l’intesa – qualora venisse finalizzata – rappresenterebbe un vantaggio non solo per Washington, ma anche per l’Alleanza Atlantica nel suo complesso. Alla luce di questo percorso negoziale, il presidente ha annunciato la decisione di sospendere l’introduzione dei dazi che sarebbero dovuti scattare il prossimo 1° febbraio.

Trump ha inoltre precisato che il dialogo resta aperto anche sul progetto denominato “Golden Dome” legato alla Groenlandia e che ulteriori dettagli verranno comunicati man mano che le trattative proseguiranno. A seguire direttamente il dossier saranno il vicepresidente J.D. Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, l’inviato speciale Steve Witkoff e altri esponenti dell’amministrazione, incaricati di condurre i negoziati e di riferire direttamente alla Casa Bianca.

Venezuela: “Una svolta economica in arrivo”

Sul fronte sudamericano, Trump ha parlato del Venezuela come di un Paese che starebbe vivendo una riapertura economica senza precedenti, grazie al ritorno delle grandi compagnie energetiche statunitensi. “Nei prossimi sei mesi il Venezuela farà molti più soldi di quanti ne abbia fatti negli ultimi vent’anni”, ha dichiarato. Secondo osservatori americani, le parole di Trump indicano una strategia pragmatica, orientata a ridurre l’influenza di attori esterni e a reintegrare Caracas nei circuiti economici occidentali, in cambio di stabilità e cooperazione energetica.

Gaza e Hamas: “Presto sapremo se consegneranno le armi”

Sul conflitto israelo-palestinese, Trump ha adottato toni durissimi nei confronti di Hamas.
Hanno accettato di consegnare le armi. Se non lo faranno, verranno spazzati via”, ha affermato. Il presidente ha spiegato che la prossima settimana sarà decisiva, lasciando intendere che Washington è pronta a sostenere azioni drastiche nel caso in cui gli impegni non vengano rispettati. Secondo ambienti della sicurezza americana, la posizione di Trump mira a chiudere definitivamente la fase di ambiguità nei confronti delle milizie armate nella regione.

Iran: “Non è più il bullo del Medio Oriente”

Trump ha poi rivendicato il ridimensionamento dell’Iran, definito in passato “il bullo del Medio Oriente”.
Senza i nostri bombardieri B-2 non ci sarebbe pace nella regione”, ha detto, attribuendo alla superiorità militare americana un ruolo determinante negli equilibri regionali. Una dichiarazione che si inserisce nella linea di massima pressione su Teheran, sostenuta da ampi settori dell’apparato di sicurezza statunitense.

Economia USA: “Agenda vincente, critici smentiti”

Ampio spazio anche ai temi economici. Trump ha rivendicato i risultati della sua agenda, respingendo le previsioni negative formulate da economisti e analisti all’inizio del mandato. “In un solo anno abbiamo prodotto una trasformazione mai vista nella storia dell’America”, ha affermato.
Secondo Trump, l’economia statunitense sarebbe oggi caratterizzata da crescita sostenuta, inflazione contenuta e controllo dei confini, elementi che considera strettamente collegati.

Problema tecnico all’Air Force One

La trasferta a Davos è stata preceduta da un imprevisto tecnico: l’Air Force One è stato costretto a rientrare alla Joint Base Andrews poco dopo il decollo a causa di un problema elettrico, definito “minore” dalla Casa Bianca. La portavoce Karoline Leavitt ha chiarito che il rientro è avvenuto per estrema precauzione. Trump e la delegazione sono poi ripartiti su un altro velivolo nella notte.

Nobel per la pace e ironia finale

Prima della partenza, Trump ha anche polemizzato sul Premio Nobel per la Pace, sostenendo di aver contribuito alla fine di otto conflitti senza ricevere riconoscimenti. Alla domanda su quanto intenda spingersi sulla Groenlandia, la risposta è stata lapidaria e provocatoria: “Lo scoprirete”.